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Ci siamo spesso chiesti quale recondita motivazione ci spinge alla ricerca del limite più estremo della nostra passione, cosa provochi in noi la voglia di avere un oggetto diverso dagli altri. Edonismo, voglia di mettersi in mostra, o forse più semplicemente il “devastante” desiderio di vivere emozioni sempre nuove, sempre più intense! Nel rapporto con la propria moto ognuno cerca qualche cosa di assolutamente personale, che nasce e si coltiva con il tempo, cercando di vivere emozioni nel modo più intenso possibile.
La Special, su base Ghezzi & Brian, che abbiamo avuto modo di provare e che vi descriviamo in queste pagine, rappresenta a nostro avviso una chiara interpretazione della ricerca di quel “quid” in più, diverso, non comune…
La base di partenza sulla quale la Leone Motorsport si è adoperata è l’ipernoto Ghezzi & Brian STW 1100, conosciuto per l’originalità del progetto oltreché per aver trionfato nel Campionato Italiano Supertwins del 1996. I “tratti somatici” del bicilindrico, come la compattezza della parte telaistica, con quote che “sprizzano” agilità in ogni direzione, e la grande coppia motrice, sono di sicuro interesse e ne fanno un vero e proprio giocattolo, dedicato ovviamente ad un pubblico adulto. Il progetto originario si distingue per una grande ricerca sotto il profilo tecnico. Interasse ridotto, telaio rigido, impianto frenante decisamente sovradimensionato sono alcuni dei punti di forza del Ghezzi & Brian. Vediamo più specificatamente in che cosa consiste l’intervento della Leone Motorsport di Roma.
Il Ghezzi & Brian STW 1100 nasce nel 1993 ad opera dell’Ing. Ghezzi come moto da competizione, su base motoristica Guzzi. I successi conseguiti nelle competizioni nazionali, Campione Italiano Supertwins nel 1996 e 9 vittorie su 32 gare disputate, confermano la bontà del progetto iniziale e incoraggiano quindi il progetto di una piccola produzione stradale. Da qui nasce per l’appunto l’STW 1100, che la Leone Motorsport ha sottoposto ad una serie nutrita di rivisitazioni sotto il profilo tecnico e prestazionale. Le quote del progetto originario lasciano presagire delle doti dinamiche di tutto rispetto: 192 kg di peso in assetto, di cui il 51% sull’asse anteriore, 23° di angolo del cannotto e 90 mm di avancorsa, per un interasse dichiarato pari a 1402 mm. Come migliorare queste già ottime doti ciclistiche? A questa domanda la Leone Motorsport ha risposto cercando di dare maggiore “respiro” al propulsore, unitamente ad una migliore maneggevolezza e precisione di guida. La ciclistica del Ghezzi ha subito modifiche sostanziali sulle geometria dell’anteriore, con l’adozione di piastre forcelle Diapason Racing, realizzate in pregiato Ergal. Quest’ultime consentono di portare l’avancorsa dagli originali 90 mm a più rassicuranti 88 mm; l’angolo d’inclinazione del cannotto di sterzo è rimasto invariato. La forcella adottata per migliorare sia la scorrevolezza sia il controllo dell’idraulica, è una Öhlins da 43 mm di diametro, derivata direttamente da un Aprilia RSV 1000. La rivisitazione dell’assetto prosegue con la sostituzione del mono originale con un Öhlins, derivato direttamente dalle competizioni, e con l’adozione dei bellissimi cerchi in lega forgiati marchiati OZ Racing.
L’intervento sulla parte motoristica della Ghezzi & Brian prevede una completa serie di rivisitazioni. Per iniziare sono state attentamente lavorate tutte le parti meccaniche in moto alterno: albero motore e bielle sono stati alleggeriti e bilanciati dinamicamente. Il volano motore originale ha lasciato il posto ad un elemento realizzato in Ergal direttamente dalla Leone Motorsport. Per consentire un più proficuo ed ampio “respiro” del propulsore, Domenico Leone è intervenuto sull’aspirazione, rivedendo la fasatura dell’albero a camme, ora marchiato Scola; inoltre sono stati accuratamente raccordati e lavorati i condotti di aspirazione e di scarico all’interno delle testate. Le valvole sono rimaste quelle originali, mentre le punterie sono state sostituite con versioni in acciaio dalla lunghezza maggiorata, sulle quali intervengono aste accorciate. I bilancieri sono ora montati su gabbie a rulli. L’impianto di scarico è marchiato Tubistyle con silenziatori maggiormente “liberi”. Sono stati utilizzati corpi farfallati maggiorati, per la precisione quelli del Ducati 916, come anche gli iniettori. Per consentire una più elevata portata di benzina è stato installato un diverso regolatore pressione carburante marchiato Bonalume.
In pista…
Dopo aver avuto modo di osservare staticamente il Ghezzi by Leone, prendiamo il coraggio a due mani ed avviamo il propulsore. D’incanto il bicilindrico prende vita, irregolare quel tanto che basta per confermare la “massiccia” preparazione. Qualche sollecitazione al comando del gas e tende ad inclinarsi anche da fermo, a causa dell’albero motore longitudinale. Il rombo proveniente dai due terminali di scarico Tubistyle, possente e cupo, tuona ad ogni apertura. Saliamo in sella: la posizione di guida è tipica delle moto da competizione, pedane sufficientemente arretrate e semimanubri bassi ed inclinati al punto giusto. Il serbatoio abbondantemente profilato consente un buon lavoro con le gambe. Entriamo in pista, sfruttando i primi giri per prendere “le misure” con il bicilindrico. L’erogazione è corposa sin dai 2.000 giri, crescendo gradualmente fino ai 5.500 giri; proprio in prossimità di questo regime la coppia motrice subisce una drastica “impennata”. La potenza diventa esuberante e l’arco utile parte a 5.500 giri, arrivando sino all’intervento del limitatore, tarato per l’occasione a 8.800 giri/min. Il cambio risulta morbido nell’azionamento e alquanto preciso. La rapportatura accorciata (in virtù dell’adozione di un sesto rapporto in aggiunta ai 5 originale) consente di avere una buona coppia a tutti i regimi e di poter uscire dalle curve senza strappi particolari, anche con una marcia in più del previsto. Forzando gradualmente il ritmo ci rendiamo conto dell’ottimo inserimento del Grezzi; unico neo in questo senso l’effetto autoraddrizzante causato dall’impianto perimetrale Braking, che non permette di prolungare la staccata sin dentro la curva. Esasperando all’inverosimile l’inserimento si evidenzia una lieve tendenza al sottosterzo che, comunque, non accenna mai a chiudere lo sterzo. In uscita di curva. Si nota la tendenza a raddrizzare; non sono presenti sbacchettamenti neanche a piena apertura del gas. Sotto il profilo della maneggevolezza dimostra di non gradire troppo i cambi repentini di direzione, richiedendo un intervento deciso e “mascolino” su pedane e semimanubri, con un buon contributo dell’interno coscia sul serbatoio. In percorrenza va condotto con un utilizzo moderato del motore, cercando di limitare al minimo gli apri-chiudi, accompagnati da cambiamenti alquanto bruschi d’assetto, generati dalla trasmissione finale a cardano. Concludendo l’elaborazione del Ghezzi effettuata dalla Leone Motorsport di Roma ha consentito di raggiungere ottimi risultati sotto il profilo della guidabilità e delle prestazioni motore; un intervento riuscito che garantisce un divertimento di guida davvero esagerato.
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